La storia dell’anno nuovo come ripartenza, come possibilità di azzerare tutto e risolvere miracolosamente il mondo, mi è sempre apparsa piena di retorica e anche un po’ banale.

Sarà che per noi eterni studenti l’ anno inizia a settembre, o sarà, semplicemente, che con l’ età si diventa un po’ più disincantati e cinici. Forse. O forse no. Resta il fatto che tutti questi post pieni di buoni propositi e voglia di spaccare il mondo mi lasciano sempre un po’ di amaro in bocca.

Pero mi piacciono gli inizi: il primo giorno di scuola, la prima pagina di un libro, la prima parola che rompre il bianco di un foglio, un po’ come a sporcarlo, il primo caffè della mattina.

Foglio bianco

Ma anche il primo sguardo.Mi piace la paura di qualcosa di importante che sta per iniziare, con tutto quel carico di dubbi, emozioni, aspettative e desideri che si porta dietro. Tipo quando in aula ti trovi decine di occhi appesi ad aspettarsi qualcosa da te. E quel momento, quello della prima frase,  resta sempre il più difficile e intenso.

Ben vengano gli inizi, dunque.
E  questa rinnovata voglia di scrivere e di fare il punto su questo 2019. Potrei scrivere un sacco di parole su questi 12 mesi, ma probabilmente a nessuno importerebbe molto.

Quindi provo a farlo come so, con una mappa mentale,  l’ ennesima. Un modo per guardare all’ anno passato e alla strada che ho davanti.

Guardare avanti sapendo dove siamo stati.

Nei miei corsi sulle mappe racconto spesso di quanto e come possa essere utile utilizzare le mappe mentali anche come strumento di riflessione e analisi. Per riflettere sul proprio percorso, sia dal punto di vista professionale che personale.

Può essere fatto a diversi livelli. Personalmente ho voluto semplicemente provare a mettere insieme cosa ho fatto in questi 12 mesi, come l’ ho fatto, perchè lo faccio e, soprattutto, cosa vorrei continuare a fare in futuro ( ma anche cosa vorrei non fare più.)

Un esercizio, per me, semplice ma efficace e che può aprire a ulteriori riflessioni. Da utilizzare individualmente, ma anche come strumento di supporto alle attività in aula.

Il risultato, frutto di un lavoro di 10 minuti, è qui sotto. In questo caso ho utilizzato MindMaple, uno degli strumenti per la creazione delle mappe mentali che uso di più.
Ma,ovviamente, le penne colorate vanno sempre benissimo.

Per approndire il tema delle mappe mentali nella formazione, qui il resoconto dettagliato del workshop che ho tenuto a novembre a Roma con gli amici di AIF Lazio.

Che sia un buon anno, dunque. Pieno di mappe, di occhi e di penne colorate!

(Foto di Arek Socha da Pixabay)


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