Personal Branding e Formazione.

Due concetti, due mondi che mi appassionano da sempre e che ho iniziato ad incrociare già da qualche anno.

Avvicinandomi al mondo del Personal Branding, infatti, mi sono subito fatta una domanda: quanto è importante tutto questo per un formatore?Quali sono le strategie e gli strumenti a disposizione per un professionista della formazione?

Ovviamente, mi si è aperto un mondo. 
Ma partiamo dall’inizio ed andiamo con ordine.
Innanzitutto mi riferisco al « personal branding come  al processo che identifica e comunica i tuoi punti di forza, quello che ti rende unico e differente rispetto agli altri concorrenti.»Luigi Centenaro

Un processo dinamico e costante, quindi, che necessita di passaggi strutturati e che ha a che fare con l’ identità ed il carattere distintivo di ognuno di noi.

Tanta roba, decisamente.

Soprattutto in un’epoca in cui il web amplifica tutto, nel bene e nel male. Ed in cui trovare il proprio spazio può essere molto difficile.

Quindi Personal Branding (anche) come percorso per lavorare su se stessi e sulla proprio identità.
Quello che fa, o almeno dovrebbe fare, un professionista delle formazione.

Penso a quella che per me è una delle citazioni della vita «Non si insegna quello che si vuole; dirò addirittura che non s’insegna quello che si sa o quello che si crede di sapere: si insegna e si può insegnare solo quello che si è.»Jaurés

Queste parole hanno sempre avuto un significato profondo, per me. Mi rimandano al senso della nostra professione, all’ importanza del lavoro che facciamo ( o dovremmo fare) su noi stessi prima di entrare in aula.
Anzi, prima ancora di  pensare di entrare in aula.
Essere consapevoli di sé, della propria storia, del proprio percorso, è fondamentale. Direi vitale.Anche perché in aula passa tutto, non si può fingere. L’ aula è uno di quei posti in cui alla fine si è scoperti, in cui cadono le maschere. Sempre se si è disposti a mettersi in gioco.

AULA

Ma non è solo questo. Se è vero che il Personal Branding serve a comunicare il proprio tratto distintivo e a farsi riconoscere, diventa fondamentale per tutti i professionisti (ovviamente non solo) che sono sul mercato.

Anche per il formatore, quindi. Che, in un momento di profondo cambiamento dello scenario professionale, deve necessariamente iniziare a pensarsi come professionista e come tale strutturarsi e adottare strategie e strumenti di marketing e comunicazione.

Non possiamo più  trascurare questo aspetto. Dobbiamo conoscere il mercato in cui ci muoviamo, capire come strutturare la nostra offerta e come distinguerci dagli altri e come comunicare tutto questo. Tutti passaggi che vanno pianificati e curati nel tempo.

Personal Branding come Identità, quindi, ma non solo.

Volendo semplificare possiamo ricondurre il processo di Personal Branding ad una formule tanto semplice quanto potente:

IDENTITA’ + CONTENUTO + RELAZIONE

Non basta, infatti, lavorare sulla propria identità, ma è necessario avere qualcosa di interessante da dire. Qualcosa che sia veramente utile per le persone che abbiamo davanti. E questo contenuto, ovviamente, dobbiamo saperlo comunicare bene, con le modalità, i tempi ed i toni appropriati a secondo di contesti, obiettivi, utenti, ecc.

In aula come sul web.

Per un formatore tutto questo dovrebbe essere scontato 🙂

L’ ultimo tassello della “formuletta magica” ha a che fare con la relazione.
Fare Personal Branding è comunicare la propria identità.
Fare formazione, lavorare in contesti di apprendimento, significare lavorare sulla relazione.
Chi si occupa di formazione lavora con le persone. E su questo dovrebbe spostare l’ attenzione.
Lavorare con le persone significa costruire e alimentare relazioni di valore ed il Personal Branding  fa proprio questo.
Secondo questa logica, quindi, risulta evidente che ognuno di noi dovrebbe veramente dedicarsi al Proprio Personal Branding, per le motivazioni elencate e per molte altre.Ma come fare?Da dove partire
Semplificando al massimo possiamo distinguere tre fasi:

  1. L’ analisi
  2. Il lancio
  3. Il mantenimento
L’ analisi

L’ analisi è la fase in cui lavoriamo su noi stessi e sulla nostra identità. Di persona prima ancora che di Formatore.

È un percorso entusiasmante ma delicato. Alcune domande possono aiutarci in questa fase:

  • Chi sei?
  • Cosa sai fare veramente bene?
  • Cosa ti appassiona di più del tuo lavoro?
  • Cosa metti di te nel tuo lavoro?
  • Quali sono i tuoi valori?
  • Quale area del tuo essere formatore potresti migliorare (comunicazione, gestione aula, competenze specifiche, utilizzo materiali, ecc)?
  • Quali sono i tuoi punti deboli?
  • Cosa ti distingue dagli altri formatori che operano sul tuo stesso mercato?

In questa fase dovrebbe anche riflettere su quali sono i nostri reali obiettivi professionali.
Insomma, domande da niente  ma il bello, almeno per me, è proprio questo 🙂 

Il lancio

Una volta che abbiamo lavorato sulla nostra identità di formatori possiamo pensare a come comunicare tutto questo online e offline.

Abbiamo a disposizione decine di strumenti efficaci, soprattutto sul web.Ma il rischio, in questi casi, è di essere dispersivi e poco coerenti.

Il mio consiglio è quello di scegliere pochi canali e di curarli bene, stando attenti alla coerenza e  all’autenticità dei messaggi che mandiamo. Ricordandoci di rimanere fedeli a se stessi, senza forzature o finzioni. Con la consapevolezza che siamo sempre sul palcoscenico e, per questo, nulla di quello che diciamo passa inosservato.
Parlando di strumenti mi limito a citare quelli che, secondo me, sono indispensabili e sui quali tornerò in altri post:

  • Descrizione professionale (deve essere autentica, coerente e sintetica)
  • Cv
  • Biglietto da visita
  • Linkedin
  • Facebook
Mantenimento

L’ ultima fase consiste nel mantenere e curare tutto questo.Non basta costruire qualcosa di “bello”, ma il tutto va gestito, alimentato e curato con attenzione.
Un ruolo fondamentale, ovviamente,  lo svolgono i contenuti.
E quali sono i contenuti per il formatore?
Banalmente, tutto ciò che ha a che fare con il nostro ruolo professionale e che può interessare i nostri clienti ( non avevo ancora usato questa parola ma dovremmo cominciare a ragionare anche in termini di clienti).

  • Slide e materiali didattici
  • Eventi e corsi
  • Citazioni e testi
  • Risorse per l’ approdonfimento
  • Strumenti
  • Questionari
  • Ecc.

C’è un mondo infinito!

Ultimo passaggio: costruire e condividere i contenuti è fondamentale ma poi dobbiamo esserci ed essere veri! Ed è questo quello che conta!

In estrema sintesi, l’ ultimo consiglio:

  1. Comunica con il tuo stile
  2. Condividi materiali e risorse
  3. Partecipa a gruppi di discussione tematici
  4. Rispondi 🙂
  5. Respira e non prenderti troppo sul serio!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Articoli correlati

Lucia

MAPPE MENTALI E NUOVI INIZI

La storia dell’anno nuovo come ripartenza, come possibilità di azzerare tutto e risolvere miracolosamente il mondo, mi è sempre apparsa piena di retorica e anche un po’ banale. Sarà che per noi eterni studenti l’ Leggi tutto&ellip;

Aula

GLI OCCHI DEI RAGAZZI.E PERCHÉ FACCIO IL LAVORO PIÙ BELLO DEL MONDO

Fare il formatore può voler dire tante cose. Soprattutto in momenti come questo e soprattutto se sei, come nel mio caso, un professionista che si interfaccia con interlocutori diversi ed in ambiti anche molto distanti Leggi tutto&ellip;

Mappe mentali

MAPPE MENTALI PER LA FORMAZIONE. IL MIO METODO PER PIANIFICARE IL LAVORO IN AULA

L’ inizio dell’ anno porta sempre novità, fermento, energie, nuovi inizi. Queste prime settimane del 2018 per me lo sono state anche troppo. Sfide  importanti, piccole imprese e nuovi corsi da progettare e realizzare in Leggi tutto&ellip;

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: